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Gli Ebrei a Livorno |
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Nazione Ebrea (vedi nota*) fu senza dubbio la più numerosa e la
più
importante economicamente e culturalmente, fra le varie Nazioni che
risiedettero a Livorno. La presenza ebraica crebbe
lentamente fra la fine del sec. XVI e l'inizio del XIX fino a
rappresentare circa il 10% della popolazione totale della città.
Gli Ebrei svolgeranno a Livorno il commercio di intermediazione e di
deposito fra gli scali di Levante e le piazze d'Italia e del Nord Europa
valendosi dei privilegi accordati dal governo mediceo alla città. Nel corso del sec XVIII, col mutare della situazione politico-economica nel Mediterraneo, i traffici acquistarono un andamento più marcatamente nord-sud, fra la sponda italiana e quelle nordafricane: Livorno divenne piazza di riferimento per gli scambi col Maghreb, in gran parte in mano agli ebrei che importavano cereali, corallo, pellami, piume di struzzo, ed esportavano tessuti e manufatti vari. Dopo il 1830, anche per effetto dell'occupazione francese di Algeri, i traffici della città accentuarono il loro declino e con essi decade la Nazione Ebrea. I larghissimi privilegi elargiti con le "Costituzioni Livornine" del 1591 e 1593 e dirette a richiamare a Livorno gli ebrei ispano-portoghesi che erano stati espulsi dalla penisola iberica alla fine del sec. XV, permisero a questi ultimi di raggiungere a Livorno una floridezza economica e culturale raramente eguagliate in altre comunità del Mediterraneo: v'era garanzia per i marrani (o cripto-giudei) di praticare liberamente l'Ebraismo senza venir inquietati dall'inquisizione; v'era libertà di studiare e conseguire titoli accademici, di possedere beni immobili, di risiedere in quartiere aperto (a Livorno non vi fu mai ghetto), di stabilirsi in città e liberamente partirne con i propri beni, di stampare libri ebraici, di amministrare autonomamente la giustizia nelle cause fra ebrei. L'istituto della beliottazione, e cioè l'approvazione da parte dei Massari della Nazione dei nuovi arrivati che ne facevano richiesta conferiva ipso facto la qualifica di suddito toscano e permetteva di fruire all'estero della protezione diplomatica. Ciò spiega il gran numero di ebrei in tutto il bacino del Mediterraneo che furono o sono tuttora registrati come " livornesi". Il clima di tolleranza e relativa libertà instaurato con tali
privilegi favorì la fioritura degli studi ebraici per cui Livorno
divenne famosa per almeno tre secoli: rabbini e studiosi accorrevano a
Livorno ove trovavano un ambiente favorevole, mecenati disposti ad
aiutarli ed a finanziare studi e pubblicazioni istituti d'istruzione ed
accademie talmudiche fornite di ragguardevoli biblioteche. Famosi tra i
rabbini che abitarono o soggiornarono a lungo a Livorno furono , tra gli
altri, Malachi' Accoen , Abram Isaac Castello, Jacob Sasportas, David
Nieto, Chaim Josef David Azulai, Israel Costa e Elia Benamozegh. Gli ebrei livornesi, abbandonato il grande commercio, si dettero alle vendite al minuto, alle professioni liberali ed apportarono il proprio valido contributo alla cultura cittadina e nazionale. Ci piace segnalare, tra gli altri, i pittori Serafino De Tivoli, Vittorio Corcos, Ulvi Liegi ed Amedeo Modigliani, l'educatore Sansone Uzielli, il commediografo Sabatino Lopez, il letterato Alessandro D'Ancona, i politici Giuseppe Emanuele Modigliani, e Dario Cassuto, il matematico Federico Enriquez. I segni della grande stagione ebraica livornese sono oggi assai scarsi dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale che vide la scomparsa della magnifica Sinagoga monumentale e di gran parte dei suoi arredi e l'ulteriore declino della popolazione ebraica che conta oggi circa 700 persone. La nuova Sinagoga , opera dell'architetto romano Angelo Di Castro , nel suo spazio interno arditamente moderno , ospita una bella arca lignea barocca proveniente da Pesaro e due splendidi parati antichi. Un piccolo museo, aperto nell'Oratorio Marini in via Micali n° 21 contiene una splendida arca lignea cinquecentesca proveniente forse dalla prima Sinagoga aperta nella via Ferdinanda dai profughi ispano-portoghesi, ed altri cimeli fortunosamente salvati dalle rovine della guerra. Un ricco archivio storico è poi a disposizione degli studiosi. Alcuni toponimi (Via di Franco , Via del Tempio, Largo Attias) attestano dell'ampiezza e dell'importanza dell'insediamento ebraico a Livorno. Gabriele Bedarida (*) Nota: |
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